Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut at sapien non mi dictum mollis. Praesent volutpat sem mauris, vel vestibulum nibh ornare ut.

INSTAGRAM

Torna in cima

Galleria Civica Mariani – Move your hands

a cura di Martina Corbetta

30 aprile - 12 maggio 2026

Galleria Civica Ezio Mariani
Via Cavour 26, Seregno IT

Una riflessione sui luoghi, sulle origini e sull’arte.

Tra ironia ed esortazione, questa mostra collettiva riunisce sette artisti under 35 che gravitano, o hanno gravitato, attorno a un unico territorio: la Brianza. Giorgio Bernasconi, Manuel Esposito, Gabriele Napoli, Marco Paleari, Aronne Pleuteri, Rikyboy e Beatrice Spadea sono i protagonisti di una mise en scène volta a riscoprire e rivalutare il territorio attraverso un coinvolgente percorso artistico. Il progetto nasce dal desiderio di dare voce a una generazione che vive e racconta il mondo attraverso diversi linguaggi contemporanei e si sviluppa in una serie di opere che spaziano dal disegno alla pittura, dalla scultura all’installazione.

Tra gli artisti che si esprimono attraverso il disegno e la pittura figurano Rikyboy, Gabriele Napoli, Aronne Pleuteri e Marco Paleari. Rikyboy è un artista visivo la cui poetica affonda le radici nei ricordi d’infanzia, dominati dalla nostalgia. La commistione tra paesaggi rurali e immaginario circense costituisce il soggetto e l’oggetto della sua ricerca. Una pittura gestuale e frammentata si alterna a campiture piatte che richiamano il linguaggio del manifesto. Ne emerge una rappresentazione contemporanea avvolta in un’atmosfera d’altri tempi. Approfondendo l’ambito pittorico, in particolare trompe l’oeil Per quanto riguarda la tecnica pittorica, Gabriele Napoli presenta una serie di opere che rendono omaggio alla pittura tradizionale, sottolineando al contempo la contemporaneità della sua ricerca. Il rigoroso processo esecutivo e la stratificazione materica della pittura danno vita a superfici che simulano lo strappo di un affresco. Le scene raffigurate sono paesaggi che evocano atmosfere fiabesche oppure ambienti interni. Le figure, alter ego dell’artista, si collocano in una dimensione sospesa tra l’adolescenza e l’età adulta. Aronne Pleuteri, artista poliedrico, è presente in mostra con dipinti che indagano alcuni dei temi più ricorrenti della sua ricerca, come il non-senso, l’imbarazzo e le convenzioni sociali. Attraverso un sottile equilibrio tra ironia e riflessione critica, Pleuteri riflette sulla società contemporanea, servendosi di un linguaggio esplicito. Tra disegno e pittura incontriamo Marco Paleari, che reinterpreta l’iconografia sacra e profana del Rinascimento e del Manierismo, attualizzandola in chiave tragicomica. I suoi disegni pittorici si collocano in una dimensione sospesa tra la storia dell’arte, i ricordi personali e nuove prospettive. Una scena in cui passato e presente si incontrano. Beatrice Spadea, Giorgio Bernasconi e Manuel Esposito si distinguono invece per la loro sperimentazione nell’ambito della scultura e dell’installazione. Beatrice Spadea esplora il sottile confine tra immaginazione, percezione e memoria. Attraverso opere che spesso simulano degli spazi, l’artista realizza installazioni che instaurano un dialogo con lo spettatore, con l’intento di ricreare altre dimensioni, in particolare un luogo del «non ancora accaduto». Giorgio Bernasconi sviluppa una ricerca transdisciplinare tra arti visive e installazione. In questo contesto, le opere intitolate Processo Miceliare si ispirano a forme del mondo naturale, ma sono progettate artificialmente: all’interno di una struttura stampata in 3D con filamento PLA cresce un micelio che dà origine a funghi. L’opera simula un ecosistema, proponendo una riflessione sul delicato equilibrio tra natura e artificio. Manuel Esposito sostiene la filosofia secondo cui «l’artista deve occuparsi delle cose del mondo». Eppure, alla luce di questa affermazione, si potrebbe dire che le sue idee si distacchino dal pragmatismo, collocandosi in un territorio indefinito, difficile da circoscrivere. La scultura di Esposito trova la propria dimensione tra provocazione e riflessione sulla quotidianità, tra monumentalità e attenzione affettuosa per ciò che è banale.

Move Your Hands (Fa andà i man) si inserisce in un territorio che è al tempo stesso sfondo e pretesto. La Brianza ha indubbiamente contribuito a plasmare gli obiettivi, i riferimenti culturali, le emozioni e le sensibilità di ciascuno di noi. Questa mostra offre al visitatore una duplice prospettiva: una più intima, legata ai percorsi individuali, e una più universale, espressione del desiderio di appartenere a questo preciso momento storico attraverso l’arte.